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Morfogenesi

Comune di Pavullo

 

Le tendenza dell’arte contemporanea a uniformarsi alle tecniche e ai linguaggi uniformi della globalizzazione è sotto gli occhi di tutti. L’elaborazione artistica si è largamente digitalizzata, dalla fotografia si è passati all’immagine virtuale e lo stesso artista si trasforma spesso in un progettista che delega alla macchina o ad altri l’esecuzione delle opere.
Questi aspetti di per sé non sono altro che il segno e lo stile della nostra epoca, in cui il primato tecnologico si è affermato con irruenza e con una diffusione sorprendenti. Una disanima che voglia essere oggettiva dello “stato delle cose” non può quindi che prendere atto del cambiamento, valutandone i benefici e i costi, riconoscendo la sua affermazione ma anche cogliendo le eccezioni interne alla regola, che sempre più si afferma essere quella del “consumo”.
Nella cultura, un prezzo della trasformazione è stato certamente quello che la millenaria tradizione umanistica ha pagato al potentato della tecnica del profitto, che per l’artista si è tradotto, al di là del giudizio estetico o del valore intrinseco delle opere, nella necessità di realizzare lavori che siano facili da portare a termine, veloci da riprodurre, in una parola “consumabili”.
Per questo, è in totale controtendenza proporre oggi, a Palazzo Ducale, una mostra di scultura come quella, pregevolissima, di Luigi Lorenzi. Una scelta che però si giustifica tanto più se accettiamo che, al ragionamento che ricostruisce e accoglie i cambiamenti del contemporaneo, si deve accostare la giusta riflessione sulle legittime resistenze e sulla continuità necessaria tra passato e futuro. In arte ciò si traduce nella particolarissima “attualità” che rivestono oggi “gesti” apparentemente antichi o anacronistici.
Tra questi spicca la scultura basata ancora, come agli albori, sulla sfida ai materiali “duri”, difficili: la pietra, il marmo, i legni, il metallo. Una scultura laboriosa, faticosa, dai tempi lunghi e dalle produzioni “pesanti”, agli antipodi quindi della cosiddetta “economicità” di tempi e mezzi che oggi sembra essere la strada obbligata anche nel campo della produzione artistica.
Luigi Lorenzi ha custodito l’essenza artigiana dell’atto scultoreo, l’ha traghettata in un linguaggio contemporaneo che ha assorbito le lezioni dell’arte moderna e lo sviluppo formale della scultura del ‘900 senza perdere il legame ancestrale, la grande scuola degli strumenti manuali, il magistero della materia. Per questo siamo convinti dell’eccellenza di questa esposizione, che raccoglie la storia integrale del suo lavoro in una mostra che progettavamo da tempo, riepilogativa e completa.
Si tratta di un’esperienza umile e appartata ma fiera, di una meditazione dell’artista su di sé e sulle forme del mondo, che gli ha consentito in oltre un ventennio di lavoro appassionato, rigoroso e tenace, di articolare non solo un linguaggio proprio e riconoscibile ma anche un racconto per grandi cicli e capitoli, accomunati dalla medesima levatura, dalla stessa necessità.
Per questo siamo grati a Lorenzi di avere accolto il nostro invito a portare in mostra una delle esperienze più coerenti e nitide, sia nello stile che nell’atteggiamento, presenti nel territorio, di cui la Galleria civica vuole essere punto di riferimento e luogo di evidenza, pur nella varietà e nella totale apertura all’esterno, all’arte intesa come mondo. E siamo quindi certi di offrire al pubblico, in un tempo sempre più gravato dal “rumore di fondo” e dall’esagerazione espressiva, una mostra dove antico e moderno si sono ritrovati in un valore visivo di equilibrata, profonda umanità.

 

                                                                       L’Assessore alle Attività Culturali
                                                                                    Fausto Gianelli

 

Info:
Palazzo Ducale
Via Giardini 3
41026 Pavullo nel Frignano (MO)

Ufficio
Tel. 0536/29022
Fax 0536/29025

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Ultimo Aggiornamento 09/05/2008

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