Pinacoteca Dinamica - un percorso per l'arte dei giovani

Allegorie del volto - Dipinti di Pamela Jica Mezea

fino al 1 dicembre

Pamela Jica Mezea
Allegorie del volto
Quando guardiamo un quadro e siamo investiti da quell’onda d’urto sensibile che chiamiamo bellezza, dobbiamo considerare, per la storia stessa della nostra cultura, che quella bellezza non è mai un evento puramente estetico ma coinvolge e comporta l’esposizione a un significato.
Non va dimenticato infatti che la committenza della pittura è stata per secoli di carattere sacro, e che le opere d’arte hanno maturato di conseguenza uno statuto estetico mai disgiunto da un mandato didascalico e conoscitivo: in tal senso il bello rimanda sempre ad altro e il sostrato storico della pittura si conferma squisitamente allegorico.
È questa la traccia di un avvicinamento plausibile alla pittura “antica” di Pamela Jica Mezea.
L’artista (citando elementi e atmosfere simboliste, risalendo al mito e deviando a tratti sul crinale del fantasy, per rientrare sulla via maestra che lambisce tra gli altri William Blake, Gustave Moreau, Odilon Redon) compie programmaticamente la scelta dell’antichità. E lo fa tramite alcune opzioni precise e coerenti: in primo luogo, il ripristino della tecnica pittorica basata sulla stesura lenta, sul riposo e sulla ripresa e finitura cadenzate e meticolose, della pittura a olio; quindi, l’indagine perfezionista di scene di minute dimensioni, impegnate a circoscrivere nel cameo pittorico un intero “mondo”, umano e sapienziale; poi, la selezione iconografica di figure religiose, tipi femminili storicizzati, animali e scenari mitologici e simbolici; ancora, la centralità del dramma, sentimentale ed estatico, come cardine narrativo mai esibito ma sempre suggerito dai soggetti; infine, l’elezione del volto, sacro e muliebre, come sede dello scrutinio psicologico ed emotivo dei personaggi.
L’elemento specifico di questa pittura (ovvero il suo anacronismo consapevole), contiene però una leva interna che ne rappresenta il paradosso e ne custodisce il valore. Si tratta di una antichità che non ha sede nel passato, bensì in una lateralità al presente capace di protestarne i cliché tramite una sorta di ricostruzione artigianale del tempo, sia quello processuale della realizzazione dell’opera, sia quello esistenziale dell’artista e dei suoi personaggi.
Si schiude così il pregio di questi volti: un’intensità attiva che l’artista consegue concentrando tecnicamente ed emotivamente nella singola parcella pittorica un rigore partecipe e necessario, complice a una doverosa lentezza. Sarà proprio questa prassi, operativa e meditativa, a investire di valore e accuratezza il gesto e la resa pittorica, scardinando in essi il meccanismo della temporalità.
L’opera che ne consegue è infatti senza tempo, dato che sia gli strumenti pittorici sia l’atteggiamento pratico e mentale dell’artista al lavoro, si sviluppano in una digressione nobile dalla trama temporale.
Ed è grazie a questa attenta diversione che nelle opere di Pamela Jica Mezea restano plausibili fattori espressivi altrove banditi e da queste piccole tele ci sogguardano di nuovo, in un repertorio di figure trasversali al sacro, al religioso e al mito (da Urizen all’Ade, da Maddalena a Persefone, nelle variazioni del volto di Gesù e di Maria) i sentimenti estatici, le intensità rapite, le devozioni crudeli, la sensualità sottesa, gli sguardi ieratici che l’arte aveva dimenticato.
Paolo Donini

 

 

 Pinacoteca Dinamica

  un percorso per l’arte dei giovani

Orari di visitasabato domenica e festivi 15/19
*da martedì a venerdì 10/12,30 / martedì e giovedì 15/17,30 la mostra è visitabile su richiesta all’ufficio Cultura
Info: 0536 29964 – 29022
Proprietà dell'articolo
creato:venerdì 8 novembre 2013
modificato:venerdì 29 novembre 2013