Galleria dei Sotterranei di Palazzo Ducale

FUOCHI FATUI

5 giugno - 25 Luglio

Inaugurazione sabato 5 giugno ore 18

a seguire, alle ore 19.00 avranno luogo i concerti di Benjamin Altermatt, Marta Coletti e Klaas Hübner.

Domenica 6 giugno alle ore 14 incontro con gli artisti.                                                   

La Galleria dei Sotterranei di Palazzo Ducale ritorna con questa mostra a ospitare un evento dedicato alla sperimentazione di forme e linguaggi artistici declinati sui codici espressivi e comunicativi più innovativi, nell’ambito di un progetto in cui il dialogo tra le ricerche presentate dagli autori, al di là dell’originalità dei diversi percorsi individuali, riesce a costruire un unicum coinvolgente di sollecitazioni visive e intellettuali.

Fuochi Fatui  presenta il lavoro di un collettivo di artisti della generazione anni ’80 costituitosi a Berlino: Anna Bak, Altermatt Benjamin, Ilaria Bozzini, Arrigo Cestari, Marta Coletti, Giulia Ferrarese Andreas Fischbach, Klass Huebner, Vladimir Isailovic, Steffen Klaue, Giulia Manfredi, Silvia Sardellaro, Magdalena Walpoth. La mostra è curata da Giulia Manfredi e Silvia Sardellaro con i testi in catalogo di Frediano Bortolotti.

L’esposizione mette in scena installazioni ambientali che dialogano tra loro e si sviluppano nell’ambito di un allestimento, appositamente progettato, che reinterpreta la galleria dei Sotterranei di Palazzo Ducale e trasforma radicalmente l’ampio spazio ad arcate di pietra serena in cui sono ambientate le opere.

Come già in altre occasioni, nell’affascinante ambiente sotterraneo l’allestimento produce un evento complesso, dove ogni opera dialoga con lo spazio espositivo attivandone le potenzialità evocative e si relaziona alle altre, il tutto in una sorta di macro-installazione in cui è la galleria, con il suo corpo architettonico visibile o respinto nel buio, a divenire organismo di una pluralità di significati e di situazioni visive che si trasformano con il gioco alterno della luce. L’uso peculiare della luce merita qui di essere sottolineato, in una lettura che lo assume come una metafora della ragione e del pensiero critico e creativo sul significato dell’arte nel nostro presente. 

Gli artisti di Fuochi Fatui hanno per lo più incentrato le loro ricerche su un approccio critico e meta-riflessivo rispetto all’opera d’arte, alla sua cifra storica e all’impiego di elementi citazionali messi alla prova di quello che pare il carattere unificante della mostra: la nozione dialettica dell’opera e l’impermanenza di forme e significati, adombrata dal titolo Fuochi fatui.

Nel titolo troviamo sintetizzati l’elemento che rivela e allo stesso tempo annulla l’opera – la luce (fuoco) – e la frazione estetico-esistenziale in cui l’opera stessa esprime la sua vivezza fulminea e impermanente – la fatuità.

Ma il fuoco fatuo, il bagliore fosforico sprigionato dal corpo morto, è anche una metafora di ritorno e di vita che si produce oltre la distruzione in una nuova essenza, laddove il richiamo alla storia dell’arte  si appellerebbe a una fatuità positiva e rinascente, nell’allusione alla fenice del pensiero e della bellezza capace di rinascere da ogni epoca di cenere, quindi anche dalla nostra.

Il fatuo è una categoria che nella contemporaneità si associa solitamente agli aspetti di superficialità e vacuità che appartengono all’esausta società dei consumi, dove la struttura stessa degli oggetti ha fatto proprio un criterio di durata minima, di vita a orologeria che corrisponde alla necessità che le cose si rompano in tempi opportuni per essere ricomprate e innescare ciclicamente il circuito della vendita. A questa strategia corrisponde il repentino esaurirsi di sentimenti e di significati che caratterizza oggi le dinamiche relazionali e la dimensione simbolica. Eppure l’evidente tossicità della categoria del fatuo sembra non avere ammalato di sé questi autori che forse proprio per la loro posizione generazionale – sono tutti di età compresa tra i 24 e i 30 anni – ne hanno portato in mostra i risvolti inattesi e fertili di una nuova riflessione. 

Il fatuo dei loro fuochi infatti non partecipa della dimensione consumistica ed eccessiva che grava sulla nostra epoca con la leggerezza insostenibile di Kundera ma rimanda a un’agilità mentale che sa cogliere la fulminea compulsione tra durata e scomparsa come una frazione in cui il significato, invece che accendersi e carbonizzarsi, pulsa nel buio, con il bagliore allarmante di un lampeggiatore o la luce intermessa di un faro di segnalazione.

Il cuore concettuale di questa mostra è dunque questo segnale pulsante nella tenebra, che da tutte le installazioni - in cui è dominante il ruolo di luce e buio, forma e dissoluzione - emette in galleria il suo alfabeto intermittente. 

È emblematica di questa riflessione l’opera di Giulia Manfredi, artista e un tempo curatrice dell’evento insieme a Silvia Sardellaro; nel suo lavoro il soggetto classico statico per eccellenza – la natura morta -  viene riletto in una scansione interazionale bipolare: il primo polo è lo schermo digitale dove compare la forma consueta; il secondo è il visitatore stesso che con il suo avvicinamento, invece di produrre la cognizione più nitida – come avverrebbe nella visione tradizionale di un quadro – produce la progressiva dissoluzione dell’immagine. Come a significare da un lato l’intermittenza e la soggettività dei significati, dall’altro la necessità per la cognizione di sviluppare un allontanamento dalle cose, di correggere la nostra distanza dall’oggetto convenzionale, fino a che questo di nuovo appare in una relazione ogni volta inedita.

Lo sguardo che queste opere sollecitano è esso stesso parte attiva del lavoro artistico in quanto recettore dinamico di un segnale riflessivo acceso nella zona nera della non significanza.

È questa luce intermessa alla tenebra il fuoco fatuo che con un bagliore minimale mantiene e nega, in base alla nostra capacità di coglierla, la promessa della comunicazione.

infoU.O. CULTURA
Via Giardini, 3
41026 - Pavullo n/F (Mo)
tel. 0536.29022
fax 0536.29025
Orari di visitamartedì e giovedì 15/18
sabato 10/13 - 16/19
domenica e festivi 11/13 – 16/19
Proprietà dell'articolo
autore:RITA VENTURELLI
creato:giovedì 3 giugno 2010
modificato:lunedì 12 luglio 2010