• foto Stefano Torreggiani©

Montecuccolo

Tra il XIV e il XV secolo i Montecuccoli presero esclusivo possesso della parte alta del monte in cui sorgeva la rocca, la recintarono con la terza cerchia di mura, allontanandone le famiglie, costrette così a trasferirsi più in basso. Fu in questo modo che prese corpo ai piedi della rocca il nucleo abitativo, definito nei documenti borgo inferiore. Secondo una tipologia assai diffusa, le case del borgo, disposte intorno alla piazza su cui si affacciano la chiesa, le abitazioni dei borghesi e la residenza del signore, con il loro fitto tessuto formano la quarta cerchia muraria, quella più esterna che circonda tutto il castello, nel senso più ampio del significato del termine.

L’accesso al borgo era possibile solo attraverso due porte: la prima, chiamata Bonvicina e ora abbattuta, si apriva a nord verso le strade che portavano a Pavullo; la seconda, che ancora esiste, si apriva in uno stretto varco tra le case e attraverso un alto arco gotico permetteva l’accesso dalla strada proveniente dalla pieve di Renno e dalla Torre di Gaiato. Nelle vicinanze si trovavano l’osteria e l’abitazione del bargello, il capo delle guardie della rocca.

La chiesa, fatta costruire dal conte Cesare nel 1469, fu dapprima un semplice oratorio senza cura d’anime, poi dal 1672 divenne parrocchia staccandosi dalla pieve di Renno. Nel 1577 contro la originaria facciata a capanna la comunità fece innalzare un campanile a vela sopra un semplice protiro, utilizzando i materiali del diroccato oratorio delle Pedrici. Nella lunetta del portale d’ingresso un affresco rappresenta il protettore San Lorenzo e due angeli che porgono al santo martire la palma e la grata incandescente, rispettivamente simbolo e strumento del martirio.

Nella cucina della canonica un’iscrizione sopra l’architrave dell’imponente camino, datata 1509, ricorda don Ercole Montecuccoli, che resse nei primi decenni del Cinquecento la carica di Vicario dell’Inquisizione nella Pieve di Renno e in tale veste ebbe a interrogare l’ormai celebre Orsolina di Sassorosso e la figlia Agnese, accusate di stregoneria.

Sulla piazza del borgo sorge un palazzo porticato, un tempo proprietà della famiglia Corti, poi dei Montecuccoli, che ne ornarono gli architravi delle finestre con il proprio stemma. Fu dato in dote alla zia di Raimondo, Ricciarda, quando nel 1606 andò sposa ad un giureconsulto di Castelnuovo di Garfagnana e successivamente fu acquistato dai notai Puccini.

Sull’altro lato della piazza si affacciano le case della famiglia Ricci, il cui stemma (un riccio) compare nel sottarco di uno dei portali.

Prima di salire alla rocca, si dà uno sguardo all’imponente torre che sovrasta il borgo inferiore, il torrione di piazza. Da notare al primo piano una piccola finestrella ferrata rettangolare: è la presa d’aria e di luce della prigione ricavata nell’interrato della torre, l’unica rimasta delle sei carceri di cui era dotata la rocca.

Castello di Montecuccolo

Al termine della ripida rampa sorge l’originario portale, ora chiuso, è possibile entrare attraverso il più agevole ingresso recentemente aperto nella parte retrostante delle mura sul lato orientale, ci si trova nell’ampio cortile interno della rocca, dominato dalla torre, costruita nel XII secolo, nel momento in cui i ghibellini Montecuccoli, in lotta con le famiglie guelfe per il predominio nel Frignano, stavano rafforzando il proprio potere.

 

Attualmente le sale della rocca ospitano le mostre permanenti delle sculture di Raffaele Biolchini e la raccolta “Il paese ritrovato”, dipinti e disegni in cui il pittore Gino Covili rievoca il paese di Pavullo della sua infanzia. Nei piani superiori ha trovato sede il Museo Naturalistico del Frignano “Ferruccio Minghelli” con annessa aula didattica.

Negli scaffali sono in mostra campioni di rocce, fossili e minerali che costituiscono una preziosa testimonianza litologica e mineralogica del territorio del Frignano. Anche la sezione paleontologica raccoglie reperti provenienti dal territorio frignanese, così come le sale dedicate alla flora e alla fauna. Di particolare interesse scientifico è il prezioso erbario che conserva circa 6000 campioni provenienti dalla raccolta Mori-Lunardi-Riva.

 

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creato:lunedì 19 maggio 2008
modificato:lunedì 17 agosto 2009