La storia di Pavullo nel Frignano
La storia antica ha lasciato nel territorio di Pavullo tracce nella toponomastica, nella lingua e in alcune tradizioni. Il toponimo “Frignano” viene fatto risalire ai Friniati, la tribù dei Liguri insediatasi in questa parte dell’Appennino. I nomi dei fiumi Scoltenna e Rossenna sono probabilmente di derivazione etrusca, mentre il nome del torrente Cogorno, che attraversa Pavullo, è di probabile derivazione ligure. I suoni turbati delle vocali o (ö) e u (ü) che caratterizzano i dialetti di alcune frazioni, (da pronunciarsi rispettivamente come in francese il dittongo “eu” e la vocale “u”), sono di origine celtica, così come il diffusissimo fregio della rosetta, con cui si ornavano gli architravi delle porte, delle finestre e dei camini e soprattutto le tigelle, lo strumento di cottura delle crescentine.
Interessanti rinvenimenti archeologici testimoniano insediamenti e aspetti culturali delle antiche popolazioni del Frignano. Il vasellame di bronzo, forse parte di un corredo funerario, ritrovato nei pressi di Monteobizzo (nelle foto particolari della chiesa romanica), è testimonianza preziosa dei rapporti esistenti tra Liguri ed Etruschi. Dopo il lungo periodo della dominazione romana, di cui sono traccia i toponimi fondiari, il Frignano fece parte dell’Esarcato bizantino di Ravenna, anzi a lungo ne costituì il baluardo contro il tentativo di penetrazione dei Longobardi dalla pianura modenese e dal confine lucchese. I Bizantini apprestarono proprio nella zona del pavullese, come sostengono molti storici, il centro del sistema difensivo ricordato con il nome di Castrum Feronianum, costituito, come sembra, da una serie di edifici militari di avvistamento e di difesa in costante collegamento tra loro. Tale sistema garantì la resistenza dei bizantini fino al 728, quando si arresero al re longobardo Liutprando. La centralità della zona del pavullese rispetto al Frignano fu riconfermata nel periodo successivo, durante la dominazione francocarolingia, quando nel 931 il conte di Modena tenne a Renno (attuale Renno di Sopra) un placito per decidere importanti questioni relative al Frignano. L’unità politico-amministrativa in seguito si infranse, specie dopo la morte della contessa Matilde di Canossa (1115), quando i suoi fedeli capitani e valvassori iniziarono una feroce lotta per la supremazia. Le divisioni tra le famiglie notabili frignanesi vennero alimentate nei secoli seguenti da fattori esterni, tra cui il più determinante fu la contesa tra i Comuni cittadini di Modena e di Bologna per il dominio sul territorio montano, strategicamente importante per il controllo delle comunicazioni tra la pianura padana e la Toscana. La lotta tra i Comuni di Modena e di Bologna si sommava a quella tra i Montecuccolo e i Montegarullo che si contendevano il predominio sul Frignano. Le comunità del territorio pavullese erano divise in parti uguali tra le due fazioni. In un periodo di prevalenza i Montecuccoli avevano ottenuto nel 1157 il trasferimento del titolo di pieve dalla chiesa di Paule (l’attuale Monteobizzo) alla chiesa di Renno, località da loro politicamente controllata. La lotta continuò confusamente per i secoli XII e XIII. A seconda delle circostanze e delle convenienze, le due famiglie si schieravano ora con Modena ora con Bologna, abbracciando una volta il partito guelfo e l’altra quello ghibellino. L’episodio più clamoroso, anche se non decisivo, fu la battaglia di Olina (1269), il magnum proelium delle cronache del tempo, che segnò momentaneamente la vittoria del partito ghibellino e dei Montecuccoli. La signoria che gli Estensi ottennero sul territorio modenese nel 1337 non pose fine alle lotte, poichè, mentre i Montecuccoli e i loro alleati la accettarono e giurarono fedeltà, i Montegarullo mantennero un atteggiamento di ribellione che li portò alla definitiva sconfitta (1406-1408). Con gli Estensi terminò la straordinaria esperienza dei liberi comuni, cui numerosissime comunità avevano dato vita a partire dal secolo XII. Con l’avvento della signoria estense e fino al periodo napoleonico (1797-1815) i comuni rimasero, ma la loro autonomia amministrativa fu fortemente limitata. Il perdurante sistema feudale, che si caratterizzava soprattutto per l’opprimente sistema fiscale, aggravò nel tempo le misere condizioni di vita delle popolazioni montane, costrette spesso, per la mancanza di risorse, ad emigrare. Nonostante la povertà diffusa, le comunità, guidate dai propri sindaci e massari, animate dalla fede cristiana e da un profondo senso religioso, provvidero non solo alla costruzione della propria chiesa, ma anche alla sua manutenzione e al suo decoro. Appagavano in questo modo anche lo spirito campanilistico, che le poneva in gara con le comunità vicine e le spingeva a volere fortemente che la loro chiesa primeggiasse per la bellezza delle forme architettoniche e per la ricchezza di arredi e suppellettili.
| autore | Andrea Pini |
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| fonte | Guida Turistica "Pavullo Emozioni del Frignano" |
| creato | lunedì 26 maggio 2008 |
| modificato | sabato 24 ottobre 2009 |

