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Chi era Raimondo Montecuccoli

Raimondo MontecuccoliDa Galeotto Montecuccoli e da Anna Bigi nasce il 21 febbraio 1609 Raimondo, nel castello di Montecuccolo dove egli visse i primi sette anni della sua infanzia.
Le finanze del conte Galeotto non erano floride, ma il bambino ebbe certamente tutte le cure, col precettore che gli insegnò a leggere e a scrivere in italiano e in latino, gli insegnò gli elementi primi del catechismo cattolico, le buone maniere necessarie a un gentiluomo del suo rango.
Possiamo pensare ad un bambino tranquillo e riservato, precoce nel confrontarsi con i processi mentali dei grandi, ma anche sognatore di gloria.
Nel 1619 il padre Galeotto venne colto da una malattia che si dimostrò grave ed infatti morì. La morte del padre rappresentò per Raimondo un’esperienza molto forte, e fu uno stimolo a dare forma meglio definita ai suoi desideri per il futuro.
Raimondo a 15 anni era maturo, intelligente, vivace, avido di sapere. Era sinceramente religioso, ma le disposizioni del porporato non concordavano con le sue propensioni e le sue aspirazioni. Dedicava il suo tempo quasi interamente allo studio. I suoi diversivi preferiti erano gli esercizi marziali (equitazione la scherma, ecc.) nei quali eccelleva.
Con una prova di carattere che è la prima manifestazione della sua forte personalità, Raimondo dichiarò apertamente al duca la sua contrarietà alla vita ecclesiastica.
Nell’estate del 1625 Raimondo partì per l’Austria, insieme al famoso capitano e dovette accettare le condizioni di questo: nessun privilegio, nessuna esenzione, nessun salto di grado, nonostante le altre aderenze.
Cominciò dunque la sua carriera dal grado zero, come semplice soldato, rinunciando per il momento al grado di alfiere, al quale avrebbe avuto diritto per il suo titolo di conte.
Il mito dell’impero fu sempre un’idea-guida per il Montecuccoli.
Avidissimo del sapere in ogni campo, dedica agli studi i periodi di tregua fra le guerre e le missioni diplomatiche compiute in tutta Europa; legge e studia di giorno e di notte. Durante la prigionia scrive il “trattato della guerra “ ed i “Quaderni” di appunti di cui è rimasto solo il “Delle battaglie ai quali seguono dopo la guerra dei trentanni: “I viaggi”, “Lo zibaldone” e la trasformazione del “trattato della guerra” in “Trattato dell’arte della guerra”. Dopo la battaglia della Raab scrive la sua opera maggiore: “Della guerra contro il turco”, tre volumi fra i quali i famosi “Aforismi”. Inoltre scrive: saggi filosofici, composizioni poetiche, fra le quali la canzone in onore di Gustavo Adolfo, Re di Svezia. Di lui dice il biografo Joseph Hormayr: “il fuoco dei suoi occhi neri era temprato dalla riflessione e della finezza. Il suo spirito era straordinariamente colto”. Tutte le parti della storia naturale, della storia e della scienza militare aveva egli studiato a fondo. La guerra del Reno che Montecuccoli condusse vincitore, fu l’ultima, carico di onori e di gloria, Principe dell’Impero. Dal 1675 al 1670 inizia il lento tramonto. Nel 1676 perde la sua amata consorte Contessa Margherita di Dietrichstein che aveva sposato nel 1657 e gli aveva dato i 4 figli: Luigia, Carlotta, Cristina, Leopoldo. Per la peste va a Praga e poi a Linz dove, cavalcando accanto all’Imperatore, è colpito dalla caduta di un legno. Il corpo consunto da cinquantanni di battaglie e il suo spirito amareggiato da invidie, non reggono. Muore a Linz a 71 anni. E’ sepolto a Vienna nella Chiesa dei Gesuiti.

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Ultimo Aggiornamento 02/07/2006

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