Azeglio Babbini
retrospettiva
Sede espositiva: Galleria d’Arte Contemporanea
A cura di: Paolo Donini
30 luglio/30 ottobre
Si tratta della prima mostra dedicata ad Azeglio Babbini, artista pavullese recentemente scomparso, la cui figura e opera è ben viva e presente all’attenzione e alla memoria della città. Con il talento immediato e sicuro che lo ha sempre contraddistinto nella sua attività artistica, Azeglio Babbini ci ha lasciato una ricca opera scultorea oggi raccolta e conservata nella collezione di famiglia. La mostra a Palazzo Ducale intende dare atto di una produzione ultra trentennale interamente dedicata a un gusto di bozzettista e di arguto indagatore della realtà antropologica e naturalistica della provincia e della campagna. I tipi umani del contadino, del lavoratore così come dello scioperato e dell’ubriacone ricorrono nella scultura di questo artista che tende a soffermare la deformazione ironica dei ritratti e delle posture ad un limite azzardato ma sempre controllato con maestria, prima della caricatura vera e propria. Così il gusto del grottesco non sconfina nella deformazione derisoria ma si svolge con pacatezza orientato da una costante attenzione alla verosimiglianza di personaggi, gesti e atteggiamenti tolti dalla viva verità umana di un mondo, contadino e paesano, che già appartiene ad un recente ma reciso passato. La galleria dei personaggi si arricchisce di un ampio bestiario dove gli animali nostrani e quelli esotici acquistano una potenza plastica e un dinamismo gestuale degni di certa tradizione naif ma eseguita con un rigore ed una sintesi propri della lezione accademica. Babbini, artista e insegnate al Liceo Artistico Venturi di Modena, coniuga nella sua opera l’irruenza e lo sbrigliato divertissement del genio irregolare e di deriva, alla sistematicità tecnica del professore di arti applicate. La sua opera e la sua vicenda testimoniano forse di una passione sgorgata dalla evidenza del talento e sviluppatasi in un iter generosamente marginale, quasi che l’artista abbia voluto mantenere la sua attività entro un beato isolamento (Babbini non ha mai tenuto mostre pubbliche, salvo un remoto precedente), imponendosi la condizione libera e rischiosa del dilettante geniale o dell’artista sommerso. Così il garage–laboratorio dove Babbini lavorava, presenta un autentico esercito di sculture di piccole e medie dimensioni allineate in scaffali e ora presentate nell’allestimento a Palazzo Ducale con la dignità e il rilievo estetico dovuti ad un’opera di spiccato interesse che ha atteso sino ad oggi una doverosa evidenza pubblica.
Artisti in Fonoteca
Arte nel luogo della musica
presenta
Luce del paesaggio
un ciclo pittorico di
Enzo Convenuti
dal 2 al 31 luglio 2005
Fonoteca dei Sotterranei di Palazzo Ducale
via Giardini n. 3 - Pavullo

La pittura di Enzo Convenuti sa trarre dalla natura o da un oggetto evanescente le emozioni più sottili. I suoi paesaggi, dipinti con infinito amore e squisitezza, divengono una sinfonia di luce e colore piena di vastità malinconica, come certe giornate di tardo autunno nelle nostre montagne. Convenuti è un autodidatta ma nella sua cultura pittorica si ravvisa una analisi ed uno studio appassionato e sensibile degli autori del passato. L’esito è una pittura di facile lettura, distensiva, in un insieme equilibrato di inquadrature e di rapporti cromatici. Un’arte che raggiunge il suo scopo nel farsi capire trovando un’evasione di lusso e un discorso che permette di comunicare agli altri un attimo di stupore.
(dalla presentazione di Remo Zanerini)
Il
Bosco sillabico
Parola
poetica, segno e natura:
Simposio e Mostre
per una riflessione geoepica
sulla poesia contemporanea
a
cura di Paolo Donini e Sandro Gros-Pietro
Sin dall’antichità il bosco, la foresta e i
suoi abitanti, animali, frutti e piante, con i suoi luoghi
di buio e i suoi coni di luce è la metafora della
mente e della condizione dell’uomo, precaria, mutevole
e misteriosa; l’incipit della Divina Commedia avvia
il poema con lo smarrirsi della speranza e del senso della
vita in una “selva oscura”. Così l’immagine
del bosco, dell’intrico buio e lucente, e quella del
foglio bianco gremito di segni neri, si sono variamente
intrecciate alla simbologia della vita e dell’esistenza
profonda. Oggi le foreste stanno svanendo, la natura è
incredibilmente lontana dalle forme dell’arte e dalle
parole poetiche oppure vi si è differentemente radicata
e sopravvive, resiste e si rigenera una relazione originaria
e vitale fra la natura, l’arte e la letteratura? Una
relazione che i poeti e gli artisti hanno custodito, entro
nuove forme, con differenti parole? A partire da questa
interrogazione, accompagnati dalla riflessione dei poeti
e degli artisti, ci si inoltra in una foresta di ipotesi,
di domande, di evocazioni e invocazioni, si entra nel Bosco
Sillabico.
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Parola
poetica, segno e natura
vengono presentati attraverso un Simposio tra i
poeti contemporanei,
un incontro con gli studenti delle scuole superiori
che hanno dato vita a due concorsi di poesia dedicati
al rapporto tra parola e natura,
e tre mostre nelle Gallerie di Palazzo Ducale.
Dalle
voci della poesia alla scrittura,
dalla scrittura al segno,
dalla parola segno alla forma-libro,
dalla pittura alla poesia
sino all’immersione meditativa e performativa
nella natura-natura,
entro la grande metafora del bosco.
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Simposio
la foresta delle voci
Il simposio è incentrato sul termine coniato da Sandro
Gros-Pietro, di “Geoepica” che pone il rapporto
tra natura e uomo al centro del dibattito sulla poesia moderna
e ricerca la primazia definitoria di attualità nella
tematica del confronto-scontro e nelle diverse interpretazioni
che possono avere. Si tratta di rispondere a domande del
tipo: come osservi un albero? come ascolti il verso di un
animale? cosa ti evoca il terreno che calpesti? come sogni
l’eden? cosa vedi nel cibo che mangi? che storia riconosci
negli oggetti che usi?
Le risposte che il poeta può darsi, come sempre accade,
un poco si trovano dentro di lui ed un poco si trovano dentro
i libri della libreria che egli si è scelto: tra
Oriente ed Occidente, tra Sud e Nord, seguendo un percorso
che è dettato dallo stile e dalla storia.

Il Programma
13 maggio
Cinema Teatro W.M. Mazzieri
ore 9/12,30
Simposio dei poeti
Giovanni Chiellino
Liana De Luca
Sandro Gros-Pietro
Chicca Morone
Davide Puccini
Lorenzo Barani
Coordina
Sandro Gros-Pietro
14
maggio
Cinema Teatro Mazzieri
ore 9/12,30
Simposio dei poeti
Gregorio Scalise
incontro
con
Maurizio Cucchi
Coordina
Sandro Gros-Pietro
Premiazione
dei concorsi di Poesia
ore
17 Palazzo Ducale
Inaugurazione delle mostre
15
maggio
Il sentiero
ritrovo a Palazzo Ducale ore 11
trasferimento alla Riserva Naturale di Sassoguidano,
passeggiata dialogante con
Lorenzo Barani
sino al Centro Visita, pranzo
a
seguire
Equality Flowers
installazione di Anna Boschi
Azione performativa
Sofia Quagiotto, danza
Ruggero Maggi, installazione
Ore 17
Sandro-Pietro e Paolo Donini:: Conclusioni
Mostre
Attraversata
la foresta delle voci, rappresentata metaforicamente dal
dibattito e dalle letture dei poeti, si terranno a Palazzo
Ducale tre eventi espositivi dedicati al rapporto tra l’arte
in quanto forma apparsa, la scrittura in quanto luogo di
coincidenza tra segno e senso, la natura in quanto forma
originaria del mondo. I tre eventi propongono, su differenti
registri visivi e concettuali, differenti direzioni di sviluppo
della relazione tra parola poetica, scrittura e segno, in
un cammino attraverso tre selve: la selva dei segni rappresentata
dalla mostra Il silenzio delle parole di Anna Boschi nelle
cui opere “la scrittura appare…come un appunto
veloce, segnato un momento prima di divenire forse poesia,
segmento di senso, comunque, che evoca un referente lontano”
e dove la scrittura diventa segno; i cespugli dei nomi rappresentati
dalla collezione dei Libri-oggetto raccolti dall’artista
dove si indaga e si propone “l'ampiezza e la profondità
del libro come forma artistica…che fa da contrappunto
all'abuso di parole e immagini che caratterizzano l'era
della comunicazione elettronica” e il libro diviene
opera d’arte e forma creata; sino al Bosco Magico
di Chicca Morone dove la pittura si ri-confronta nella poesia
in un gioco di rimandi tra l’acquerello e l’haiku.
Tre “tappe” espositive in cui il viaggio dalla
parola all’arte staziona in tre dialoganti luoghi
di approdo e di elaborazione: la scrittura-segno, la forma-libro,
il dialogo pittorico-poetico.
Nella
selva dei segni
Il silenzio delle parole
dalla scrittura al segno
nell’opera di Anna Boschi
Antologica
14 maggio/10 luglio
Sede espositiva: Galleria d’Arte Contemporanea
Da una nota di Franco Spena “C’è un rapporto
intimo tra scrittura e superficie nella ricerca di Anna
Boschi, nel senso che l’una sembra emergere dall’altra
che, attraverso le sue rugosità, si sgrana, determina
fenditure, lacerazioni dalle quali il segno-parola appare
per frammenti, quasi per spezzoni di pensiero che cercano
un discorso a cui collegarsi. Sembra, anzi, che la scrittura
affiori da un sovrapporsi di carte che, per leggere trasparenze,
a volte ne lasciano apparire il senso, mentre ancora le
stesse carte divengono sfumatura, colore nel colore, a volte,
mentre annegano la parola fino a farla scomparire. La parola,
però, nell’affiorare, ha il sapore di un appunto,
di una frase appena percepibile, colta in un racconto sospeso
o, ancora, fra le ombre di un discorso che si coglie nelle
profondità della materia ed è ancora, probabilmente,
da dire. Forse da ricomporre, poiché la scrittura
sembra disegnare rotte improbabili sulla superficie che
l’accoglie, o nei vuoti i cui toni scuri sanno di
profondo, che essa stessa determina per evidenti spazi di
vuoto, abissi forse, vie di smarrimento o vie per ritrovare
una strada, un testo probabilmente, in una geografia che
conduce al suo formarsi. Per questo, sulla superficie rugosa,
la scrittura appare spesso come un appunto veloce, segnato
un momento prima di divenire forse poesia, segmento di senso,
comunque, che evoca un referente lontano (onde, mare, scogli)
o mette in moto un immaginario che, per associazioni, ricostruisce
il senso. Frasi smarrite sembrano pertanto muoversi sulla
superficie che a volte si squarcia, su spazi indefiniti,
nei quali la parola si dirada, si affievolisce, diventa
filiforme, sembra perdersi, o addirittura irrigidirsi quasi
per determinare gli equilibri di una composizione fluida
e informe. In questo caso l’artista riconduce a segno
la parola e il suo distendersi, e combinarsi nella pagina,
assume il valore di una “sutura”, un legamento
capace di contenere la dispersione del senso per mettere
insieme le tappe di un ipotetico viaggio all’interno
di una memoria alla quale appartiene e nella quale si riconosce
come silenzio, come pensiero non detto. Come emozione anche,
che l’artista prova nel costruire un diario che trae
origine dal quotidiano, suggerendo un discorso referenziale
condotto per accenni, per suggestioni, per lacerti di espressione
che suggeriscono, che guidano a leggere un racconto sfumato,
intimo, espresso per velature e da ri-scrivere , con la
materia, il colore, il segno, la carta anche, per ricucire
forse gli spezzoni dispersi di un’anima che nel quotidiano
cerca le tracce per andare alla ricerca di sé stessa.”
La mostra di Anna Boschi prosegue presso il Centro di Visita
della Riserva Naturale di Sassoguidano con l’installazione
Equality Flowers.

Digressione
fra cespugli di nomi
Libri-oggetto
dalla parola-segno
alla forma-libro
la collezione di Anna Boschi
14 maggio /10 luglio
Sede espositiva: Galleria d’Arte Contemporanea
La mostra presenta la ricca collezione di libri d’arte
creati da artisti italiani e stranieri raccolti da Anna
Boschi. La mostra presenta la ricca collezione di libri
d’arte creati da artisti italiani e stranieri raccolti
da Anna Boschi.
“Dice Pablo Neruda: “Mi piace il libro, la densa
materia del lavoro poetico, il bosco della letteratura…..”.
Se infatti il libro per molti anni ha rappresentato principalmente
il testo letterario con la manifestazione del pensiero attraverso
la parola scritta, è soltanto all’inizio di
questo secolo
(allorché i Futuristi agirono sul libro – quale
simbolo della cultura – in modo provocatorio) che
si è riappropriato della sua dimensione fisica di
materia-segno-oggetto. Alla parola scritta sono subentrate
l’arte verbo-visuale e la poesia visiva e gli artisti
hanno immediatamente sperimentato linguaggi diversi, sostituendo
al testo materiali vari (carta, cartone, legno, cera, vetro,
resine ecc…) che tramite la loro poetica hanno dato
vita ad un libro non più unicamente territorio della
cultura letteraria, ma sede importante di “scritture”
visive scaturite dalla sua impronta fisica, che stimola
il fruitore a guardarlo e “leggerlo”.
Ed ecco allora che l’artista prende possesso del libro,
luogo del sapere e della conoscenza dove la parola ha sempre
avuto la prevalenza sull’immagine, e vi trasferisce
i suoi pensieri, le sue riflessioni, la sua “parola”
attraverso l’emozione del segno, del colore, dei materiali,
mettendo in discussione la scrittura a favore di particolari
caratteristiche, “narrate” attraverso il gesto
creativo, che danno luogo ad un messaggio colmo di significati
anche senza le parole, unicamente con l’armonia della
materia. Nascono così i libri-oggetto, che in realtà
per l’artista sono libri, ma possono anche essere
strutture, installazioni, sculture, oggetti….
A volte invece il libro-oggetto racchiude la combinazione
di parole, testi, immagini, assumendo così il linguaggio
della Poesia visiva.
Varie sono le interpretazioni dei libri d’artista.
Ci sono libri stampati, a tiratura limitata, debitamente
firmati, riferiti alla poetica personale dell’artista,
dove si privilegia la carta, la composizione, la rilegatura.Questi
libri possono anche essere illustrati con tecniche grafiche
e di incisione, dando vita ad opere molto raffinate. Ci
sono libri eseguiti in copy-art e con assemblaggio di lettere
alfabetiche, frasi e frammenti di immagini tratte in modo
particolare dalla pubblicità e dal quotidiano. In
questo caso spesso il libro “denuncia” e “insegna”.
C’è chi prende in considerazione la forma dell’oggetto-libro
e lo reinventa, ricostruendolo con materiali differenti,
secondo la propria espressione, dandogli nuova “vita”
e diversa “funzione”.
In questo caso il libro “comunica” tramite la
forma.C’è invece chi interviene sul soggetto-libro
in modo conflittuale, infierendo con tagli, bruciature,
provocando brandelli di scrittura, parole frantumate, “giocate”,
comprensibili o volutamente incomprensibili, ma libere di
“vivere” al di fuori di schemi preordinati e
di classificazioni. Dice infatti sempre Neruda: “….Voglio
libri senza scuola e senza classificare, come la Vita”.
Ed anche il libro d’artista, con la sua sperimentazione,
con il suo riciclo, con la sua forma/forza espressiva, “racconta”
la Vita!”
(Libri d’artista, di Anna Boschi)
Il
Bosco Magico
dalla pittura alla poesia:
l’acquerello e l’haiku
a cura di Chicca Morone
14 maggio/10 luglio
Sede
espositiva: Galleria dei Sotterranei
Ideata
da Chicca Morone e dall’associazione culturale “Il
Mondo delle Idee” di Torino la mostra si propone come
un viaggio attraverso i simboli: cinquantacinque artisti
hanno trasferito sulla preziosa carta Hanehmulle il loro
concetto di selva e altrettanti poeti hanno specchiato le
loro parole in forma di haiku, componimenti poetici di tradizione
giapponese. La mostra è arricchita dalle raffinate
creazioni in oro dei gioiellieri Guglielmo Capello, Gabriella
Rivalta e Beppe Sassi.
Particolarmente significative inoltre le opere di Taizan
e Midori Ogawa, maestri calligrafi di Tokyo, per i quali
l’Istituto di Cultura Giapponese a
Roma ha concesso il patrocinio. Altrettanto riguardo alla
manifestazione è stato attribuito da Regione Piemonte,
Città di Torino, Cesmeo – Istituto Internazionale
di Studi Asiatici Avanzati e Circolo della tampa. Poeti
e artisti come Luigi Mariani, Maria Luisa Spaziani e Giacomo
Soffiantino, Alberto Casiraghy e Lorenzo Bottari, Romano
Battaglia e Ezio Gribaudo, Liana De Luca e Titti Garelli,
Giovanni Chiellino e Vincenzo Gatti, Nevio Nigro e Anna
Lequio, Roberto Carifi e Lanfranco Quadrio, Maria Grazia
Cavagnero e Gloria Fava, Anna Antolisei e Anna Comba, Rosita
Copioli e Mirka Corato, Gian Giorgio Massara e Luigi Nervo,
Donato Posdocimo e Renato Brazzani, Antonio Miredi e Plinio
Martelli, Paolo Ruffilli e Francesco Musante, Chicca Morone
e Enrico Colombotto Rosso hanno composto opere di tutto
rilievo. Il catalogo è impreziosito dal testo di
Marzio Pinottin
Il
sentiero
15 maggio Riserva Naturale di Sassoguidano
ore
11
Passeggiata dialogante
Lorenzo Barani: tracce della natura nel pensiero filosofico
contemporaneo
Ore
15
Azione performativa nella natura
Sofia Quagiotto, danza
Equality flower
Installazione di Anna Boschi
Centro Visita della Riserva Naturale di Sassoguidano
15 maggio – 10 luglio
Alle pareti cinque maschere che rappresentano
i cinque continenti, sulle quali figurano frasi riferite
ad ogni specifico
continente e a terra 36 fiori bianchi, il fiore dell'uguaglianza:
una voce di sottofondo pronuncia
ripetitivamente a chi sono dedicati: "for the emargined,
for the forgotten,
for the hungry, for the persecuted, for the refuges...
I
poeti, gli artisti e il pubblico si incontrano all’ingresso
dell’Oasi Naturalistica di Sassoguidano. Una passeggiata
dialogante condotta dal filosofo Lorenzo Barani li conduce
attraverso i sentieri della filosofia contemporanea
sino al Centro Visita nel cuore della riserva dove in continuità
con
la mostra a Palazzo Ducale verrà aperta al pubblico
l’installazione di Anna Boschi Equality flower.
Dopo le parole in libertà del momento conviviale
il pubblico assisterà
all’azione performativa nella natura con la danzatrice
Sofia Quagiotto
nell’ambito di una installazione all’aprto delll’artista
Ruggero Maggi.
Al termine i curatori del Simposio Sandro Gros-Pietro e
Paolo Donini invitano alle conclusioni..
I
protagonisti del simposio e la Geoepica di Sandro Gros -Pietro
Anna Boschi è
nata a Bologna, risiede a Castel S.Pietro Terme (Bo) dove
vive e lavora. Inizia la sua attività artistica alla
fine degli anni Sessanta, privilegiando la sperimentazione
dei materiali. Espone dal 1974 in mostre personali e di
gruppo. Successivamente si occupa di “Libri d’artista”
e “Poesia Visiva”, partecipando a rassegne internazionali
con lavori da cui emerge una scrittura rivolta anche all’immaginario
segnico. E’ invitata ogni anno al Wexfords Artists’Book
Festival in Irlanda e collabora a varie riviste di “Visual
Poetry”. Inoltre dal 1984 è attiva nel circuito
internazionale di arte postale (Mail Art), partecipando
e organizzando progetti.
Giovanni
Chiellino è nato a Carlopoli, in
provincia di Catanzaro nel 1937; risiede a Torino ove svolge
la professione di medico specialista in pediatria.
In poesia ha pubblicato Galateo per enigmi, Genesi, 1988,
per il quale ha riscosso lusinghieri giudizi; Daedalus,
Genesi, 1990, con prefazione di Giorgio Bárberi Squarotti,
con cui ha ottenuto il primo premio Felsine 1991, il secondo
premio Magna Grecia; Nello spazio della mente, con nota
critica di Ninnj Di Stefano Busà, Lineacultura, 1992;
La partita, 1994, plaquette con la quale ha ottenuto il
primo premio Accademia dei Dioscuri; Nel cerchio delle cose,
Genesi, 1994, con cui ha ottenuto i primi premi Aeclanum
e Pablo Neruda, nel 1995 e Poseidone-Paestum, nel 1996;
La voce della terra e altre voci, prefazione di Giovanna
Ioli, Genesi, 1999; Il giardiniere impazzito, presentazione
di Liana De Luca e Sandro Gros-Pietro, Genesi, 2001; Nel
corpo del mutare, presentazione di Tomaso Kemeny e Paolo
Ruffilli, Genesi, 2004. Tra l’altro, è inserito
nelle antologie I Ventidue, a cura di Sandro Gros-Pietro
e di Mario Marchisio, Genesi, 1990, Le maschere invarianti,
a cura di Marzio Pieri e Silvio Ramat, Genesi, 1992; L’altro
novecento; I vol. 1995, III vol. 1997 di Vittoriano Esposito,
La Poesia Contemporanea a cura di Bruno Maier, Guido Miano
Editore, 1997; L’Erbosa Riva, a cura di Elio Andriuoli
e Sandro Gros-Pietro, Genesi 1998. Inoltre è citato
in La Preatica della Letteratura - Novecento di Giuseppe
Giacalone, Frat. Ferrara Edit. 1997; Letteratura Calabrese
di Antonio Piromalli; Storia della Civiltà Letteraria
Italiana vol. V, tomo II, diretta da Giorgio Bárberi
Squarotti.
Come pubblicista collabora a numerose riviste di letteratura
ed è redattore di Vernice. È stato tra i fondatori
dell’Elogio della Poesia nel 2001 ed è attualmente
il segretario tesoriere dell’associazione onlus omonima.
Maurizio
Cucchi è nato a Milano, dove vive, il 20 settembre 1945.
È consulente editoriale e pubblicista. Collabora
attualmente al quotidiano "La Stampa". Ha pubblicato,
tra gli altri, questi libri di poesia: Il disperso (Mondadori
1976 e Guanda 1994), Le meraviglie dell'acqua (Mondadori
1980), Glenn (San Marco dei Giustiniani 1982. Premio Viareggio
1983), Donna del gioco (comprendente anche Glenn, Mondadori
1987), Poesia della fonte (Mondadori 1993. Premio Montale),
L 'ultimo viaggio di Glenn (Mondadori 1999). Ha inoltre
curato un'antologia di Poeti dell'Ottocento (Garzanti 1978),
il Dizionario della poesia italiana (Mondadori 1983 e 1990),
e , con Stefano Giovanardi, l'antologia Poeti italiani del
secondo Novecento (Mondadori 1996). Ha diretto per due anni
la rivista "Poesia" (1989-1991), ha tradotto dal
francese opere di vari autori tra cui Stendhal, Flaubert,
Lamartine, Villiers-de-I'Isle Adam.
Liana
De Luca poetessa, scrittrice, saggista e critico d’arte, di
origine illirico-partenopea, vive a Torino. Dopo una lunga
permanenza a Bergamo, dove è stata co-fondatrice
e primo presidente del “Cenacolo Orobico di Poesia”,
del quale attualmente è presidente onorario, si è
trasferita a Torino dove opera come giornalista pubblicista,
collaborando a quotidiani e periodici culturali. È
redattrice della rivista torinese “Vernice”,
membro del “Centro studi e ricerche Mario Pannunzio”,
socia dell’“Ateneo di Scienze, lettere ed arti”
di Bergamo, del “Pen Club” italiano, del “Centro
Eugenio Montale” e del “Gism”. Dopo le
prime giovanili plaquettes, ha pubblicato le seguenti raccolte
di poesia: VIII Casa (1965), Il cuore disadattato (1973,
con prefazione di M. Bonfantini), Che senso ha (1976), Graffiti
(1981, con prefazione di M. Soldati), Luoghi e tempi (1983,
con prefazione di G. Bárberi Squarotti e nota critica
di L. Erba), Mediterranee (1985 e 1986, con prefazione di
G. Bárberi Squarotti), Unica madre (1988, con prefazione
di G. Gramigna e nota critica di G. Bárberi Squarotti),
La figlia dell’olandese volante (1991 e 1992, con
prefazione di L. Mondo e nota critica di V. Faggi), Il posto
delle ciliege (1995, con prefazione di G. Conte e nota critica
di E. Gioanola), Ragazze (2001, premio “Val di Magra-Micheloni).
Nel campo della saggistica ha pubblicato interessanti rassegne
critiche: Itinerari dannunziani (1996), Donne di carta (1999,
con prefazione di M.L. Spaziani), La grata (2000, premio
“Firenze-Fiorino d’oro 2001), Uomini di penna
(2002). Nel campo della narrativa ha pubblicato: La sposa
(1982, racconti), Storia di Pia (1984, con materiale didattico
per la scuola media), il romanzo La magnifica desolazione
(1990, con prefazione di S. Jacomuzzi) e Controfiabe (1995,
con illustrazioni di A. Centurelli). Sulla sua produzione
letteraria Antonio Catalfamo ha scritto il saggio Liana
De Luca fra mito e quotidianità (1992). Ha conseguito
diversi premi in concorsi letterari, i più significativi:
1987, “Santa Margherita”; 1988, “San Domenichino”,
“Mede”; 1997, “Utet”; 1999, “Lanzo”
e “Stresa” premio della giuria. È inclusa
in antologie e dizionari di prestigio, quali la “Storia
della letteratura italiana (Utet 1996, vol. V - t. II).
Sandro
Gros-Pietro poeta, scrittore e saggista,
vive a Torino. La sua formazione letteraria deriva dal sodalizio,
stretto negli anni della maturità, con Giorgio Bárberi
Squarotti. Nel 1980 ha fondato la "Genesi Editrice"
su un'ipotesi di esplorazione e di documentazione della
poesia italiana contemporanea, elaborata in collaborazione
con G. Bárberi Squarotti. Ha pubblicato diverse opere,
di poesia: Il soggolo (1975), Io sono cento (1977), Pause
(1978), La battaglia di Marostica (1979), Dado caudato (1981),
Qual buon vento (1986), Centamore (1988), Postura alla corte
di Vulcano (1996); di narrativa, un romanzo Da qualche parte
è primavera (1986) da cui ha tratto, con Paolo Quaregna,
la sceneggiatura Capogiro (1988).
Chicca
Morone è nata a Milano, vive e lavora
a Torino. Ha collaborato con Il Giornale dell'Arte e l'inserto
culturale di Il Sole - 24 Ore. Ha scritto "Napoleone
mio dolcissimo, Giuseppina amica mia" (Bompiani) insieme
a Sergio Abeatici; poi "Sola sotto il sole" (Sonzogno
1990), "L'Altro" (Bompiani 1991), "Sette
Madri" (Bompiani 1993), la raccolta di racconti "Luna
d'Amore (Fogola 1994), Oltre. Luna d'Amore. Stelle cadenti
( Petrini,1995), "Roghi, rospi e ricette" (Esagono1996),
"Eterna Luna" (Alfa Dimensione Vita 2000).
Ha partecipato alla presentazione del Manifesto del Mitomodernismo
a Firenze. Presiede l'Associazione "Il Mondo delle
Idee" dal '94. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali
per "Rodolfo Valentino. Una mitologia per immagini",
ideato e scritto con Antonio Miredi. Ha operato in ambito
teatrale facendo rappresentare "Stelle cadenti"
per la regia di Piero Grazzini. E' socia fondatrice dell'Associazione
Culturale "Elogio della Poesia" di Torino, nata
nel 2002.
Davide
Puccini critico letterario, italianista
collabora con numerose case editrici e riviste letterarie,
fra le numerose edizioni esegetiche ha curato per Einaudi
e Garzanti l’edizione critica delle opere del Poliziano
e del Pulci.
Gregorio
Scalise,
nato a Catanzaro nel 1939 e residente a Bologna, dove insegna
all’Accademia d’Arte. Ha esordito negli anni
Sessanta con un paio di plaquettes pubblicate in ambito
sperimentale, nelle edizioni Geiger di Adriano Spatola:
A capo (1968) e L’erba al suo erbario (1969). Una
sua apparizione decisiva è del 1975, quando assume
una posizione di netto rilievo nell’antologia Il pubblico
della poesia, curata da A. Berardinelli e F. Cordelli con
l’inserimento del suo poemetto I segni, uno dei suoi
esiti migliori, se non il migliore in assoluto, poi ripreso
nel volume La resistenza dell’aria (1982)
Geoepica
di Sandro Gros- Pietro
Dalla
definizone di geoepica di Sandro Gros-Pietro: “Bisogna
risalire all’antichità mitologica per trovare
le radici del rapporto natura-poesia, fino all’Inno
omerico ad Ermes, ove si raccoglie la leggenda della nascita
di Pan, la divinità greca di carattere fallico, che
appartiene alla tradizione dell’Arcadia. Pan significa
tutto (in latino è Omne, in Indù è
Om, in ebraico è Amen: parole al confine tra religione
e magia) ed è simbolo totale della vita e della morte,
in particolare della sessualità e del carattere gioioso
ed oscuro, ermetico ed insondabile che la passione dei sensi
scatena nei viventi. Pan è collegato a Dioniso avendo
in comune il culto della luna, dell’esperienza insondabile,
della musica e dell’ipnosi, non a caso Pan è
rappresentato con il flauto che costruì egli stesso,
modellando il sambuco in cui si era trasformata la ninfa
Siringa, da lui insidiata. Nell’antichità,
la natura dominava silenziosamente gli uomini possedendoli
nel profondo, ma in qualsiasi momento, per capriccio insondabile,
poteva scatenarsi e sconvolgere con brutalità l’ambiente
e tutti gli esseri viventi. Il mito di Orfeo, invece, rappresenta
la grazia, l’armonia, la dolcezza e la seduzione sviluppate
dagli uomini e contrapposte alle divinità naturali.
Tali grazie, riunite insieme nel canto di parole e di musica,
riescono ad avere ragione delle forze oscure della natura,
ma la loro è una vittoria effimera e solo apparente,
perché Orfeo è capace solo di addormentare
e di lenire con il sogno l’oscurità del dolore
umano e giungere, per quella strada, fino ad avere ragione
della morte. Ma nella realtà del mondo, Orfeo non
è in grado di sconfiggere le regole capricciose del
creato: al risveglio dal suo sogno, le forze oscure impongono
la loro definitiva vittoria. Il rapporto tra natura e poesia
è nato come confronto tra l’incontrollabile
e l’ingovernabile rappresentato dalla natura, da un
lato, e il desiderio di fornire un ordine armonico e seducente,
rappresentato dall’uomo, dall’altro lato. In
questo rapporto di confronto e di scontro l’uomo e,
quindi anche il poeta, si è sempre posto nella doppia
versione di trionfatore e di sconfitto nei confronti della
natura ovvero nella versione di architetto o di custode
del mondo naturale. Per la Bibbia, la natura è un’opera
volutamente incompleta di Dio, e da lui consegnata all’uomo:
la creatura in cui il creatore si sarebbe compiaciuto di
sé. Nella Bibbia, Dio delega l’uomo a procedere
nel perfezionamento della creazione e gli conferisce il
compito di impadronirsi della natura e di ordinarla, cioè
di fare ciò che Orfeo, nel mondo pagano, fallì
miseramente: soggiogare l’arbitrio della natura, vincerne
i capricci, conferire ordine ed armonia sia alla vita sia
alla morte. La poesia degli antichi sentiva moltissimo queste
tematiche, perché aveva un rapporto forte con l’ambiente
e con la natura. La poesia dell’uomo moderno, invece,
ha declassato queste tematiche ad argomenti minori e passatisti
e la natura è stata irresponsabilmente ridotta, dalle
avanguardie e neo-post-avanduardie, a svolgere un ruolo
di comprimaria o addirittura di semplice comparsa sulla
scena del mondo: la natura non ha più voce, né
simboli poetici moderni in cui riconoscersi. Sulla scena
del mondo, il poeta racconta solo più la vicenda
di sé stesso in rapporto agli altri uomini; la vicenda
di se stesso in rapporto alle sue idee e al suo linguaggio,
e cioè ci da conto dei suoi tentativi, spesso maldestri,
con cui si perita di rappresentare le idee che egli nutre
su di sé, e fa letteratura sul suo modo di fare letteratura,
ma non si interessa di null’altro, salvo forse qualche
epigono passatista di impegno civile e di lotta politica
in versi, in realtà molto patetico e quasi mascherato
in costume carnascialesco. Il rapporto del poeta con la
natura è divenuto un automatismo che funziona in
modo silente, senza avere più alcuna credibilità
di rappresentazione poetica specifica ed autonoma: il poeta
non ne parla più, come un legionario romano non parlerebbe
mai della polvere sui suoi calzari. Il movimento della Geoepica
pone, invece, il rapporto tra natura e uomo al centro del
dibattito sulla poesia moderna e ricerca la primazia definitoria
di attualità nella tematica del confronto-scontro
e nelle diverse interpretazioni che possono avere. Si tratta
di rispondere a domande del tipo: come osservi un albero?
come ascolti il verso di un animale? cosa ti evoca il terreno
che calpesti? come sogni l’eden? cosa vedi nel cibo
che mangi? che storia riconosci negli oggetti che usi? Le
risposte che il poeta può darsi, come sempre accade,
un poco si trovano dentro di lui ed un poco si trovano dentro
i libri della libreria che egli si è scelto: tra
Oriente ed Occidente, tra Sud e Nord, seguendo un percorso
che è dettato dallo stile e dalla storia.”

Il
Bosco Sillabico Gallerie
Civiche di Palazzo Ducale, via Giardini n. 3, Pavullo nel
Frignano (MO)
tel. 0536 23032 (segreteria telefonica attiva)
Walter
Morselli
Pittore
1912/1976
Sede espositiva: Galleria d'Arte Contemporanea
A cura di: Paolo Donini
dal 19 Marzo al 25 Aprile 2005
Dal catalogo Walter Morselli, pittore “Walter Morselli (1912 – 1976) è un pittore di tradizione che ha continuato la lezione stilistica impartitagli dal suo maestro Ubaldo Magnavacca, permeata di romanticismo ottocentesco senza mai cedere alle mode che a volte, tuttavia lo tentarono. Dai soggetti raffigurati possiamo intravedere cosa rappresentasse per lui la pittura: amore per la vita. Un paesaggio, un tramonto, un'ombra particolare, un raggio di luce, tutto era colto in un attimo e fissato con uno schizzo sulla carta con una trasposizione emozionale immediata e i suoi quadri ci fanno vedere ciò che lui vedeva, ciò che lui recepiva dai colori e dalle atmosfere. La sua abilità pittorica e la sua tecnica nell'uso della spatola, il tratto veloce e sicuro, si apprezzano anche nelle architetture immerse in un'atmosfera avvolta di sentimento, fascino e mistero. Era questo il suo modo di interpretare le cose, di vedere la realtà che diveniva una sua realtà, con uno stretto legame emozionale con il soggetto dipinto. Erano emozioni forti, testimoniate dalla tavolozza e spesso dalle grandi dimensioni delle sue tele. Non aveva bisogno del consenso degli altri perché dipingeva per se stesso, dando via libera alle proprie emozioni che si esprimevano in composizioni semplici, facili da leggere. Un chiaro esempio sono le sue nature morte, in cui gli oggetti sono disposti con una schematica eleganza che mette sullo stesso piano ogni elemento dell'insieme, sovente realizzate con una particolare cromia. Nel ritrarre la natura esaltava i frutti della terra, i fiori e gli oggetti inanimati dove i colori sono contrastati e intensi ma velati, crepuscolari, autunnali, in modo da ottenere sempre un'atmosfera di pacata malinconia e di dolcezza che nasce dall'animo incline alla tristezza dell'artista, rivelato, a sua insaputa proprio da questa tavolozza. Capita a volte di scorgere figure od animali inseriti nel paesaggio; ma anche in questo caso sono fermi in un immobilismo cosmico che li fissa ad un pensiero. La luce è generalmente giocata su mezzi toni mentre prende vita nelle nature morte dove i rossi, i gialli, i blu, creano vibrazioni luminose di maggior contrasto che rendono atmosfere suggestive di grande forza emozionale. Meno conosciute sul mercato, ma certamente piene di fascino sono alcune sue opere legate a periodi che hanno segnato la sua vita – come la guerra – in cui emergono palesi il dolore, la tristezza, la solitudine e le situazioni di disagio vissute in prima persona. L'abilità pittorica ed il vigore della capacità creativa trovano conferma anche nelle sue qualità di incisore: nei numerosi esempi arrivati al mercato Morselli dimostra di disporre di tutti i requisiti necessari al valente artista che con la drammaticità del bianco e nero e la magrezza del tratto rende al meglio le vivide passioni del suo animo. Oggi, rivisitato in un clima di rivalutazione del quadro figurativo, emerge come caposaldo di una scuola che ne esalta i valori. Conobbe anche negli anni della sua attività un indiscutibile successo e apprezzamento del pubblico ma frequentemente ignorato dalla critica per la quale il pittore troppo spesso rimase inesistente non volendo soccombere alle logiche di mercato ed ai ricatti dei mercanti. La sua opera si concentra in quadri realizzati su faesite dai formati più vari e di rado utilizza la tela inoltre preferisce l'uso della spatola al pennello privilegiando lo stile impartitogli dal suo maestro.
Purtroppo però, proprio nel momento più intenso della sua attività pittorica si ammalò: un disturbo alla vista, le analisi, un primo ed un secondo ricovero e, Walter Morselli, morì prematuramente il giorno 15 Giugno del 1976.” La mostra a Palazzo Ducale presenta un nutrito nucleo di opere pittoriche e di grafiche della collezione gentilmente messa a disposizione dalla vedova.
Per-corsi
Sede espositiva: Galleria dei Sotterranei di Palazzo Ducale
A cura di: Paolo Donini
dal 12 Marzo al 10 Aprile 2005
La mostra presenta il percorso artistico di un gruppo di giovani artisti che dipingono insieme da diversi anni nell'ambito di una pratica pittorica laboratoriale, sotto la guida dell'artista modenese Francesca Akampita Mazzacurati. In mostra verranno presentati i lavori pittorici realizzati da questo attivissimo laboratorio di pittura che opera secondo modalità improntate ad una attenzione particolare alla visione interiore del dipingere e del guardare. Il laboratorio è attivo da 18 anni ed ha mantenuto la stessa docenza, questo ha favorito la messa a punto di un metodo di lavoro originale ed esclusivo che si è affinato nel tempo. Ogni anno, in accordo allievi ed insegnante, viene proposto un tema su cui concentrare l'attenzione per una più profonda indagine. In questi anni è stato approfondito lo studio del colore nel suo stato più puro, come condizione di vuoto saturo di energia, vibrante di un'aura che tocca il fisico, l'emozione, lo spirito. Lo studio oltre a mantenere costante contatto e attenzione alla sensibilità individuale di chi dipinge, si è valso di riferimenti alla storia dell'arte, in particolare all'astrattismo, al suprematismo di Kasimir S. Malevic ed ancora di più alla visione mitica di Mark Rothko. Con questa mostra la Galleria dei Sotterranei presenta un aspetto dell'agire artistico e creativo meno consueto alle gallerie ed agli spazi espositivi, quello dell'arte come condivisione e conoscenza di una pratica in cui, al riparo dall'edonismo individualista di tanti atteggiamenti di voga, un gruppo di persone va apprendendo le tecniche e i segreti del dipingere direttamente applicandoli. L'invito, vistando la mostra, è di uno sguardo non superficiale che si metta in comunicazione con l'emozione che da ogni colore si può ricevere, rimanendo attenti in quello spazio interiore del non dicibile, proprio della visione della pittura.
Arte in Fonoteca,
Artisti nel luogo della musica
Nell’ambito della rassegna Artisti in Fonoteca, che propone nei locali della Fonoteca dei Sotterranei agili cicli di pittura, fotografia, scultura
NAVI
Un ciclo fotografico di Giovanni B. Roni
Sede espositiva: Fonoteca dei Sotterranei di Palazzo Ducale
dal 8 Febbraio al 15 Marzo 2005
Una mostra personale di un fotografo, Giovanni Roni, che ha trasformato in immagini la sua esperienza di Ufficiale di Marina Mercantile e la sua passione per il mare. Una serie di foto dedicata ai particolari delle navi che divengono opera astratta, segno grafico, composizione geometrica assecondate da uno sguardo d’autore che ricerca una peculiare forma di equilibrio e di bellezza visiva indagando i dettagli della grandi navi all’ancora. Prende forma così una rassegna di frammenti e di scorci, solcati da scritte e da sigle, di cui si perde la derivazione e l’intero o per poi recuperarne l’indizio nella ricomparsa degli oggetti e degli strumenti della navigazione: salvagente, funi, scale a pioli, scorci dei moli d’attracco. E il gusto della reinvenzione astratta della realtà tramite l’isolamento di un dettaglio si coniuga con una composta e gustosa epica del mare, suggerito per assenza e nelle sue macchine a riposo, nei colori dominanti dell’azzurro e del bianco, nella sensazione che queste immagini trasmettono di pausa e dismissione e di assolato ormeggio.