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Dialografie
Il termine dialogo deriva dalla particella latina Dia, che significa fra, e da Logos, parola o discorso.
Quindi il dialogo è il discorso fra.
Grafia poi rimanda al greco Graph-è, scrittura o disegno, segno.
Interpolando Dialogo e Grafia si ottiene il titolo di questa mostra Dialografie, ovvero discorso fra segni.
Il discorso che Stefania Gazzotti e Enrico Checchi hanno accettato di svolgere in questa mostra è appunto un dialogo visivo tra le fotografie dell’una e i disegni dell’altro, nella forma organizzata del dittico.
La parola dittico poi deriva del greco Di-pthychos che significa piegato in due e designa nell’antichità una sorta di taccuino ante litteram composto da due tavolette di cera su cui scrivere con lo stilo e da piegare poi una sull’altra.
Questi richiami al significato delle parole non sono, naturalmente, sfoggio di cultura etimologica, peraltro agevolmente rintracciabile consultando un vocabolario, perché ci aiutano a cogliere l’originalità dell’operazione che i due artisti hanno compiuto.
Questa, infatti, consiste nell’aver accettato, con spirito di ricerca, di rileggere i rispettivi e differenti percorsi visivi in una cornice ulteriore, dove ogni lavoro, pur continuando a valere in sé, si porge al dialogo con l’altro, entro la serrata enumerazione della duplicità: un’opera unica composta da una foto e da un disegno.
Operazioni simili non sono affatto comuni. Le coppie d’arte di solito producono lavori pienamente condivisi o co-firmati ma difficilmente due artisti rimettono in gioco le proprie autonomie creative dismettendone la singolarità e avviandole al rischio e all’innovazione del discorso.
Perché nel porre in relazione due ambiti segnico-semantici qualcosa di essenziale cambia.
A cambiare, su suggerimento degli autori, è lo sguardo dell’osservatore., sospinto a transitare nell’opera non più alla ricerca dell’identità del singolo lavoro bensì sulle tracce della relazione tra le due “ante” del dittico.
E la suggestione sottile, persino educativa, di questa operazione sta tutta nell’essere incentrata sul “fra”, su quel Dia che nell’intervallo vuoto tra foto e disegno annoda le linee riflessive di un rapporto, d’affinità quanto di dissonanze; e nel porre interattivamente in carico questa ricerca a chi osserva.
Il fascino dell’opera, il suo carisma intrinseco sarà così veicolato dalla capacità dell’osservatore di cogliere i minimi indizi che hanno spinto i due autori a porre in relazione ciascuna foto con ciascun disegno, rintracciando nella prima la sponda di un lancio estetico o concettuale che rimbalza nel secondo, fino a intessere la lievissima trama cospirativa che annulla la singolarità dei lavori nell’atto stesso in cui la eleva a una successiva identità duale.
Per fare questo occorrono empatia e generosità.
Come nell’antico attrezzo per scrivere composto da due tavolette, occorre piegarsi nobilmente l’uno verso l’altro.
Paolo Donini

 

Biblioteca Comunale “Giovanni Santini”
Palazzo Ducale
via Giardini 3 Pavullo nel Frignano (Mo)

Info: 0536 21213 – 29964
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Pubblicato: 07 Settembre 2017Ultima modifica: 25 Marzo 2021